I miei Appunti
Dal Vangelo di Luca 19, 41-44
Contemplazione della Parola di Dio
Settimana Santa – Giorno 1
Il pianto di Gesù su Gerusalemme
Luca 19, 41-44
Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
“Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace!
Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee,
ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte;
distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te
e non lasceranno in te pietra su pietra,
perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”.
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Il luogo di lavoro è una grande occasione per costruire il futuro nella pace
Dalla Lettera Pastorale 2024-25:
“Amerai, sarai felice e godrai di ogni bene, ora e nei secoli eterni.”
#25_Pag. 71 (Nicolò Anselmi – Vescovo di Rimini)
Ambiente di lavoro.
Sul posto di lavoro si trascorrono tante ore della nostra giornata: in campagna, a scuola, in fabbrica, nei campi, negli uffici, all’università, nelle scuole, nei negozi, nelle comunità, in ospedale, negli alberghi, nei ristoranti, sulle strade, nei bar, nei supermercati… I nostri colleghi sono il nostro prossimo per molte ore al giorno. Spesso nascono amicizie, fra operai e dirigenti, fra colleghi. Sul posto di lavoro è possibile dire e fare opere di Vangelo, riaprire porte di fede magari chiuse – e da tempo – per incomprensioni. Negli ambienti di lavoro si incontrano persone di varie etnie, nazionalità e religioni: è una grande occasione per costruire il futuro nella pace.
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Aiutare chi soffre dona senso alla nostra vita e a quello altrui.
Dalla Lettera Pastorale 2024-25:
“Amerai, sarai felice e godrai di ogni bene, ora e nei secoli eterni.”
#24_Pag.68-69 (Nicolò Anselmi – Vescovo di Rimini)
Gli ambienti di vita
La prima forma di prossimità la si vive nella coppia, in famiglia con i figli, tre fratelli, con i parenti più stretti ma anche con gli zii, cugini, nonni.
La prossimità nella coppia è fondamentale. Tutte le sere le coppie potrebbero ritrovarsi per una preghiera insieme, per purificare la giornata dalle incomprensioni, dalla poca gioia, dalle scorie di egoismo, dalla presenza del maligno.
La sera è un tempo favorevole per un breve esame di coscienza, per ringraziare delle cose belle vissute e chiedere perdono degli errori commessi.
Un’altra forma di prossimità da coltivare è quella tra famiglie che si conoscono, che si frequentano e si aiutano. L’amicizia tra famiglie è davvero bella. L’umanità è, in fondo, un’unica grande famiglia è la chiesa è una famiglia di famiglie.
Una terza forma di prossimità è quella con i colleghi di lavoro, in ufficio, in ospedale, scuola, in fabbrica e in negozio. Questa vicinanza è molto importante, è uno spazio missionario decisivo.
La prossimità più urgente è quella con chi soffre, con chi vive situazioni di difficoltà. I malati, talvolta invisibili perché obbligati a vivere in casa, le persone sole, giovani e adulti, gli anziani, chi si trova in povertà economica, i carcerati, gli stranieri devono essere al primo posto nel nostro cuore.
Il loro Gesù vive diventa un maestro di vita. Tutti abbiamo attraversato momenti di difficoltà e sappiamo quanto sia importante essere guardati, curati e accompagnati.
Le moderne tecnologie ci permettono di sentirci vicini anche quando i contatti personali, una carezza, un abbraccio, preghiera fatta insieme, sono difficili.
Aiutare chi soffre dona senso alla nostra vita e a quello altrui.
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Dal Vangelo di Giovanni – Gv 4, 13-14
Gesù le risponde:
“Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete;
ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno.
Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”.
(Gv 4, 13-14)
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nulla può sostituire la presenza…
Dalla Lettera Pastorale 2024-25:
“Amerai, sarai felice e godrai di ogni bene, ora e nei secoli eterni.”
#23_Pag.67- 68 (Nicolò Anselmi – Vescovo di Rimini)
La non conoscenza tra persone può diventare paura dell’altro. Anche per la strada o nei negozi si creano, tra, esseri umani, fratelli e sorelle, silenzi imbarazzanti; talvolta basterebbe un sorriso, un saluto. Il dramma dell’isolamento sta diventando reale per molte persone; penso in particolare gli anziani soli, ma anche ad alcuni giovani.
Le persone dedicano molto tempo alle relazioni social; in esse si possono incontrare nuove amicizie, mantenere vive relazioni con persone lontane, risparmiare tempo ed energie organizzative anche se nulla può sostituire la presenza, un abbraccio, un bacio scambiato e, una passeggiata tenendosi per mano.
Abbiamo bisogno degli altri, che qualcuno si prenda cura di noi e che noi ci prendiamo cura di qualcuno. Gesù stesso è stato bambino; ha avuto bisogno della mamma e del papà per essere lavate, imboccato, cullato, vestito, sono stati necessari i genitori per imparare a camminare, a leggere e a scrivere. Talvolta, fra adulti, risulta addirittura difficile raccontare ciò che c’è successo, chiedere consiglio per una scelta da compiere o per un problema da risolvere.
È importante ascoltare, lentamente, nella pace, donare tempo; Gesù ascoltato, a Nazareth, per trent’anni. Possiamo essere tutti i protagonisti di un ministero dell’ascolto e della consolazione, della prossimità, pronti a donare parole e gesti di speranza; questi semplici atteggiamenti potrebbero essere il germoglio di qualcosa di nuovo.
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Vivere l’amore di Dio…
“Vivere l’amore di Dio secondo gli insegnamenti di Gesù Cristo,
è la sorgente di tutti i comandamenti.
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Noi siamo il nostro corpo che morirà e risorgerà con noi.
Dalla Lettera Pastorale 2024-25:
“Amerai, sarai felice e godrai di ogni bene, ora e nei secoli eterni.”
#22_Pag.67 (Nicolò Anselmi – Vescovo di Rimini)
Noi siamo il nostro corpo che morirà e risorgerà con noi. Ancora una volta il diavolo è presente, pronto all’inganno, a favore di un esercizio non adeguato della nostra corporeità e sessualità, i meravigliosi doni che Dio ci ha fatto per il bene di noi suoi figli.
La cura del nostro fisico, della nostra salute è un dovere, ma un inganno in cui cadiamo facilmente è quello di curare molto, troppo, in maniera sproporzionata il nostro aspetto fisico che peraltro, inevitabilmente, va degradandosi; talvolta dedichiamo troppo tempo, fatica, energie e soldi a diete, prodotti legati alla salute, ginnastica, personal trainer, vestiti, gioielli, fitness per essere belli e unici, guardati e ammirati, per essere visibili, notati da qualcuno, almeno sui social. Spesso non dedichiamo altrettanto tempo alla nostra dimensione spirituale e relazionale, alle amicizie, allo stare insieme, al parlare della vita, di un’esperienza, di un viaggio, di un film, di situazioni e vicende importanti, a donare la nostra bellezza interiore spesso fatta di sofferenze e preoccupazioni, di depressione e di rinascita, di fragilità e di forza.
Anche saper dialogare e stare insieme allegramente è un modo per essere protagonisti, per mostrare la nostra bellezza spirituale intima, che non sfiorisce mai, anzi, con il tempo aumenta perché quella bellezza che viene dall’esperienza della vita ed è la bellezza di Dio a cui tutti assomigliamo.
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Parresia, Atarassia, Levità: vivere in pienezza ogni incontro
C’è una sola strada: va dall’amore all’amore, con Colui che è Amore. E su questa via, tre parole illuminano il cammino: Parresia, Atarassia e Levità.
Parresia è il coraggio di vivere nella verità, di parlare con coscienza senza paura, con la libertà di chi si affida all’Amore.
Atarassia è la serenità profonda, la quiete dell’anima che non si lascia scuotere dalle tempeste, perché sa che tutto ciò che è bene è nelle mani di Dio.
Levità è la leggerezza dello spirito che sa danzare tra le sfide, trasformando ogni peso in slancio, ogni ombra in luce.
Queste tre parole sono divenute il perno della mia esistenza quotidiana, dopo Dio Signore nostro. Ogni incontro, ogni sguardo, ogni parola che scambio con chi incrocia il mio cammino, voglio che sia un riflesso di questa consapevolezza.
Perché la vita è un viaggio, e l’unica direzione è sempre e solo verso l’Amore.
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La perfezione dell’amore
La perfezione dell’amore:
“Se Dio è Amore,
ognuno di noi deve tendere a vivere l’amore agapico.”
Mc
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Il Dialogo cos’è?
“Il dialogo è aprire la propria mente e il propio cuore all’altro,
e lasciare l’altro libero di prendere quello che desidera,
e di lasciare quello che non gli è gradito.”
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Il prendersi cura dell’altro spesso avviene nella cura delle piccole cose, dei dettagli…
Dalla Lettera Pastorale 2024-25:
“Amerai, sarai felice e godrai di ogni bene, ora e nei secoli eterni.”
#21_Pag.66 (Nicolò Anselmi – Vescovo di Rimini)
A partire dall’espressione amerai il prossimo tuo si è diffusa nell’ambito ecclesiale la parola prossimità come strada privilegiata per il presente il futuro della Chiesa e della società. Le relazioni di prossimità, di cura e di amicizia hanno bisogno di tempo, di qualità, di profondità.
I ritmi della vita spesso sono frenetici, la mobilità rende difficile anche le relazioni più semplici ed immediate. Talvolta sento dire che non ci si conosce più nemmeno tra famiglie dello stesso condominio. I più giovani sono, in alcuni casi obbligati a lavorare lontano dalla propria città, dalle amicizie, in Italia e anche all’estero.
Il prendersi cura dell’altro spesso avviene nella cura delle piccole cose, dei dettagli; nessuno può pensare di essere autonomo, tutti abbiamo bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di noi.
Gli anni del Covid’, il lockdown e l’obbligo di rimanere in casa, ci hanno insegnato molte cose fra cui la bellezza dello stare insieme, nell’attenzione ai particolari e nella tenerezza, e, successivamente, l’importanza dell’incontrarsi di persona, di abbracciarci; l’avere un corpo, la fisicità, la sessualità sono tutti i grandi doni di Dio, da lui voluti, come sempre, per la nostra gioia.
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Auto-Redenzione
Qual è il significato di “redenzione”?
“La vera redenzione è vivere l’amore di Dio SS.Trinità, rivelato e vissuto da Gesù Cristo.”
Qual è la differenza con “L’auto-redenzione”?
Auto-redenzione significa:
- Accettare l’amore misericordioso di Dio;
- Ringraziare la SS.Trinità per quello che ci concede sempre;
- Essere riconoscente nell’essere misericordiosi nei confronti degli altri.
In parole semplici:
“Tu ricambi l’amore di Dio amando gli altri, e quindi c’è il riscatto per guarire alla grazia di Dio.”
Il dono dell’auto-redenzione tu lo paghi “amando gli altri”.
Ma ricordiamoci che prima devi purificare te stesso mediante la grazia di Dio, e poi amare gli altri.
Più ami gli altri, più Ti redimi. Più ami gli altri, più sei gradito a Dio.
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Il linguaggio preferito dei bambini e dei ragazzi è il gioco
Dalla Lettera Pastorale 2024-25:
“Amerai, sarai felice e godrai di ogni bene, ora e nei secoli eterni.”
#20_Pag.37-38 (Nicolò Anselmi – Vescovo di Rimini)
Le famiglie potrebbero chiedere alla comunità cristiana di poter pensare a realizzare insieme i percorsi di iniziazione cristiana dei propri figli.
Un’idea percorribile potrebbe essere quella in cui le famiglie, durante l’anno precedente la ricezione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana dei loro figli, si rendono disponibili a vivere con i bambini ragazzi momenti di ritiro, pellegrinaggio, servizio, preghiera, festa ecc… I genitori, insieme con i propri figli, potranno così raccontare e approfondire le medesime esperienze vissute.
I bambini e i ragazzi non sono solo i destinatari della fede; da subito possono essere protagonisti, iniziare a pregare per i propri amici e compiere gesti di carità in famiglia con i loro compagni.
Il miglior modo per prepararsi alla Prima Comunione alla Cresima dei propri figli, il più bel regalo che si possa fare loro è quello di partecipare, tutti insieme, uniti come famiglia, con i padrini, le madrine, i testimoni, ogni domenica, alla S. Messa, ricevendo la Santa Comunione.
Non possiamo dimenticare che il linguaggio preferito dei bambini e dei ragazzi è il gioco. Il gioco è un grande strumento educativo; prevede delle regole uguali per tutti, educa all’onestà, alla collaborazione; in parrocchia ai bambini e ai ragazzi è importante che sia offerta la possibilità di giocare, di divertirs.
Settimanalmente può essere data ai giovani la possibilità di essere protagonisti nella vita della parrocchia offrendo spazi di preghiera per il mondo, di catechesi sulla Parola di Dio della domenica insieme ad ampi spazi di gioco e di divertimento, di sport, musica e servizio a chi soffre in modo proporzionato all’età.
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La Quaresima…
“La Quaresima è il periodo in cui Gesù è solidale con gli uomini giusti,
i quali, insieme a Lui, intraprendono la via dolorosa.”
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Dare la vita…
“Dare la vita, è anche accettare di soffrire, accettando la GIOIA.”
(MQuoist)
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Per amare…
“Per amare, è necessario passare dal desiderio di prendere, alla volontà di donare e di accogliere.”
(M.Quoist)
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La consapevolezza di non sapere tutto non è segno di debolezza
“La consapevolezza è una necessità assoluta, inderogabile, un prerequisito essenziale per trovare la beatitudine.”
Avere la consapevolezza delle nostre virtù, ma soprattutto dei nostri limiti, è importante.
Per esempio, avere la consapevolezza di non sapere tutto, non è segno di debolezza, ma una preziosa umiltà, che guida verso una fede più profonda e aperta.
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La Via della Trasformazione Autentica
“La vera trasformazione non avviene cercando di evitare le difficoltà, ma imparando a viverle con un nuovo stile di vita interiore, radicato nella presenza e nella profondità dell’essere.”
Quando accogliamo la Parola di Dio con cuore buono e sincero e la mettiamo in pratica, succede come se Dio prendesse carne in noi, perchè prende dimora in coloro che lo amano e osservano la Sua Parola.
È diversamente facile capire questo, ma, sì, è facile sentirlo nel cuore.
(Mc)
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La tavola è un altare dell’amore familiare
Dalla Lettera Pastorale 2024-25:
“Amerai, sarai felice e godrai di ogni bene, ora e nei secoli eterni.”
#19_Pag.36-37 (Nicolò Anselmi – Vescovo di Rimini)
Grazie ai ministri straordinari dell’Eucarestia che, portando la Santa Comunione in casa, uniscono i malati alla comunità cristiana raccolta in chiesa.
I ritmi della vita contemporanea ci dicono che spesso la famiglia si ritrova raccolta solo la sera, intorno alla tavola, all’ora di cena. Credo sia bello ricevere una visita del parroco, di un diacono o di un membro della comunità quando è presente tutta la famiglia.
Le giovani coppie, dopo la celebrazione del matrimonio, dovrebbero continuare a vedersi per pregare, camminare e crescere insieme in casa o in parrocchia.
Suggerisco alle coppie sposate di concludere ogni giornata con una preghiera e una benedizione per i propri figli. Un momento di preghiera per la famiglia potrebbe essere il momento della cena: è bello ringraziare per il cibo ricevuto e pregare per chi non ha di che mangiare a sufficienza e per le questioni della vita e della cronaca quotidiana. Potrebbero avviare la preghiera a turno i genitori ma anche i figli, a rotazione. In casa si può sperimentare la bellezza di lavare i piatti, di apparecchiare con amore, di raccogliere le briciole, lavare per terra e portare fuori la spazzatura.
La tavola è un altare dell’amore familiare; intorno ad essa ci si nutre del cibo dell’amore di Dio e dell’amore reciproco; il cibo materiale non va sprecato, ne avanzato o disprezzato; molti fratelli e sorelle nel mondo faticano ogni giorno per trovare qualcosa di commestibile.
Il venerdì, ogni venerdì, è per il cristiano un giorno penitenziale, in ricordo del giorno della morte di Gesù; potrebbe essere bello, educativo, il venerdì, rinunciare a una parte di cibo, qualcosa di significativo, insieme. La domenica invece è festa!
Ogni membro della famiglia è chiamato ad avere i propri spazi di preghiera, di dialogo cuore a cuore con Dio. Una famiglia che prega e chiede aiuto a Dio, che invoca l’aiuto dal cielo dei propri defunti, dei propri angeli, non deve temere nulla. La famiglia è il primo luogo dove i bambini e ragazzi imparano a vivere la fede.
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Ogni essere umano…
“Ogni essere umano
desidera amare ed essere amato,
e una società che nega questo principio
è destinata a collassare su se stessa.”
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