Lorenzo sceglie alcune righe dal libro che sta leggendo.

Le scrive su un foglietto.

Poi me lo dona.

Siamo nella biblioteca dell’eremo di Fonte Avellana. Due giorni di ritiro con i monaci camaldolesi. Due giorni di silenzio e di meditazione, per parlare con se stessi e con Lui, il Signore Dio nostro.

Le righe vengono da «Metafisica della cultura cristiana» di Giuseppe Barzaghi.

In fondo al foglio c’è la dedica. Due parole: «con amore».

Ti racconto di questo dono perché può esserti utile.

Primo movimento: il silenzio

Sono sedici i consigli che san Tommaso d’Aquino offre a chi studia.

Eccoli, uno dopo l’altro:

I SEDICI CONSIGLI DI SAN TOMMASO AL DISCEPOLO

1.       Progressione nell’affrontare le difficoltà

2.       Silenzio

3.       Purezza di coscienza

4.       Orazione assidua

5.       Solitudine

6.       Amabilità di portamento con il prossimo

7.       Bando alla vana curiosità

8.       Evitare l’eccessiva familiarità con gli altri

9.       Distacco dalle vicende mondane

10.    Niente dispersione

11.    Imitazione dei santi e dei buoni esempi

12.    Evitare i pregiudizi

13.    Comprendere ciò che si apprende

14.    Dissolvere i dubbi

15.    Arricchire il tesoro della memoria

16.    Evitare la presunzione

 

Rileggili piano.

Quasi tutti parlano di chi sei, prima che di cosa studi.

Tra i sedici, uno suona più piano degli altri e pesa di più: il silenzio.

Sul foglietto compare anche Auguste Gratry, filosofo e sacerdote francese dell’Ottocento.

Per lui il silenzio serve ad ascoltare Dio, che parla a tutti gli uomini, e in particolare a chi ama la verità.

Dio parla sempre. Il guaio è il rumore.

E tu lo sai.

I primi minuti di silenzio sono i più rumorosi. La mente salta da una scadenza all’altra. La mano cerca il telefono. Qualcosa dentro protesta e vorrebbe scappare.

Resta lì lo stesso.

Dopo un po’ il rumore si stanca.

Secondo movimento: la penna

Allora arriva qualcosa.

Un pensiero. Una luce. Una domanda che cercavi da tempo.

Gratry conosce questo momento e sa cosa farne.

Diffida della meditazione pigra, quella che si adagia e svanisce al primo rumore. Ti consegna uno strumento semplice: la penna.

Quando la mente è pura e riposata, le verità si aprono davanti a te. Fissale subito. Scrivile.

Una verità ricevuta e lasciata andare somiglia a un ospite salutato sulla porta.

Il foglietto di Lorenzo è questo gesto. Una verità fissata con la penna, perché qualcuno possa accoglierla e restarci.

Terzo movimento: la sera

Gratry chiede di più.

Consacrare alla verità tutto il tempo. La giornata intera. Perfino il sonno.

Dice: «Consacrare il sonno, consacrando la sera».

Il sonno ha un compito. Si prepara. La distrazione spegne l’intelligenza. Il riposo vero la raccoglie e la feconda.

Stasera spegni lo schermo prima del solito.

Consegna al sonno una domanda sola.

Lascia che lavori lui.

Quarto movimento: la consegna

Sul foglietto c’è un’ultima voce: Antonin-Dalmace Sertillanges, frate domenicano francese, vissuto tra il 1863 e il 1948. Nel suo libro «La vita intellettuale» racconta lo studio come una strada di vita.

Chiede un’ascesi: solitudine, silenzio, studio disciplinato, un ordine nei ritmi del corpo, della mente e dello spirito.

Poi indica tre segni.

Una disciplina seria. Una perfezione che cresce dentro, fino alla sapienza.

E il terzo, il più bello: la comunicazione.

Ciò che hai ricevuto cerca altri. Vuole diventare un bene di tutti.

Per questo san Tommaso affida al dotto tre compiti: predicare, insegnare, disputare. La verità cammina.

Lorenzo ha fatto questo, in piccolo.

Ha letto. Ha scelto. Ha scritto. Ha donato.

Un fratello ha ricevuto in silenzio. Poi ha consegnato.

Oggi tocca a te.

Cerca il tuo silenzio. Fissa con la penna quello che arriva. Affida la sera al sonno. Poi cerca la persona giusta e consegnale una riga.

Una sola basta.

Si riceve in silenzio. Si dona con amore.

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Fonti: Giuseppe Barzaghi, «Metafisica della cultura cristiana» (testi estratti); san Tommaso d’Aquino, I 16 consigli per lo studio; A. Gratry; A.-D. Sertillanges, «La vita intellettuale». Dono di Lorenzo, Eremo di Fonte Avellana, 22 ottobre 2026.

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Fino a qualche anno fa correvo. Azienda. Obiettivi. Ritmo.

Poi la vita si è fermata da sola. Lì ho visto chiaro. Per la prima volta.

Ho lasciato la mia azienda nelle mani di chi ci credeva con me.

Una cosa mi è rimasta chiara: questa vita restituita non è mia da tenere. È mia da restituire.

Oggi cammino accanto a chi ha perso la direzione. Accanto, mai davanti.

Ti aiuto a leggere quello che hai già dentro.

Tutto qui.

Massimo Creati, 

Riccione, lì 1 Novembre 2026

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