Oggi, nel panorama culturale e lavorativo, la creatività si distingue come una delle risorse più preziose, riconosciuta persino dagli economisti come una materia prima essenziale.

Tuttavia, ci poniamo spesso la domanda: qual è la differenza tra immaginazione e creatività?

L’abisso che separa queste due concetti è significativo.

L’immaginazione è ciò che ognuno di noi può esplorare liberamente, seduto sulla poltrona, chiudendo gli occhi e lasciando libera la mente di vagare tra pensieri originali o geniali. Ma la creatività è molto di più: è il processo di trasformare queste idee in realtà tangibili.

Consideriamo ad esempio Michelangelo, il genio rinascimentale dietro agli affreschi della Cappella Sistina. Non si è limitato a immaginare tali opere d’arte; ha dovuto affrontare la fatica di organizzare il lavoro, negoziare il suo compenso, progettare i ponteggi e lavorare per anni in posizione supina, con continui dolori al collo e alla schiena, mentre il colore gli sgocciolava addosso.

Anche per Dante Alighieri, autore della Divina Commedia, l’immaginazione da sola non è stata sufficiente. Ha dovuto dedicare giorni e notti a lume di candela, maneggiando la sua penna d’oca, alla ricerca costante delle rime e degli aggettivi giusti, risolvendo le sfide metriche dell’endecasillabo e molto altro ancora.

Il creativo non è soltanto un sognatore; spesso deve incarnare anche il ruolo di manager, inventore e leader di un team. È un individuo tenace e perseverante, che non si arrende di fronte alle sfide.

In francese, esiste un’espressione che cattura perfettamente questo concetto: ‘Avoir de la suite dans ses idées’, che significa ‘avere un seguito alle proprie idee’.

Questa è la vera essenza della creatività: non solo immaginare, ma anche agire, con tenacia e determinazione, per trasformare i sogni in realtà.

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