Un messaggio arriva a fine turno.
Andrea, il mio titolare, mi lascia scegliere un motto.
Due strade: «Mens sana in corpore sano» o «Ora et labora».
Scelgo la seconda. Senza esitare.
Perché quella frase è per la mia notte.
È il turno che vivo ogni volta in hotel.
Il lavoro fatto con cura diventa preghiera.
La fatica si trasforma in dono.
Per chi arriva stanco e cerca accoglienza.
Rispondo ad Andrea con un abbraccio agapico.
Lui, la sera dopo, mi aggiorna sul lavoro fatto.
Poi aggiunge una frase: «Ma sopra-soprattutto Ora!!!»
Poco dopo mi scrive il significato di «Ora».
Viene da «orare». Da «os», bocca.
In origine significava parlare in pubblico. Difendere una causa.
Poi il Cristianesimo ha stretto quel significato.
Ora è diventato pregare.
Leggo quelle righe e qualcosa si accende.
Non è una scoperta nuova. È un ricordo che torna.
Diciassette anni fa lessi un libro su questo tema.
Lo custodisco ancora nella mia biblioteca.
Con amore, come si custodisce una radice.
Quella sera ho inviato ad Andrea la foto di quel libro.
Le date, la copertina, il segno del tempo passato.
Ecco cosa succede quando impari una cosa vera.
La metti nella mente. La metti nel cuore.
E poi, senza saperlo, la vivi in ogni gesto.
La verità non ha mai fine.
Non smette di parlarti.
Aspetta solo l’occasione giusta per tornare.
Un fratello che te la ricorda. Un messaggio alle 21:04.
Una parola latina che risveglia tutto.
Ora et labora non è un motto da hotel.
È un modo di stare nel mondo.
Pregare mentre lavori. Lavorare come se pregassi.
Nessuna divisione tra le due cose.
Andrea non lo sapeva.
Ma mi ha restituito qualcosa che avevo già.
E che ora, di nuovo, brilla.
Grazie, Andrea.
Per un messaggio scelto prima della notte.
Per avermi restituito una parola che avevo già, senza saperlo di nuovo.
“La verità non ha bisogno di essere nuova. Ha solo bisogno di essere ricordata”.
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“Amo stare con le persone. Le ascolto. Le aiuto a vedere chiaro”.
Lo faccio con chi sente che è il momento di fermarsi e fare chiarezza.
Il risultato? Escono dall’incontro sapendo dove andare — non perché gliel’ho detto io, ma perché insieme abbiamo trovato quello che loro sapevano già.
Massimo Creati
Riccione, Lì 17 Luglio 2026
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Io e Ginevra avevamo percepito sin da subito l’eccezionalità dell’incontro. Ora sbirciando e leggendo qua e là su questo sito e blog ne ho la certezza. La mia bambina sceglie con cura con chi aprirsi. Studia molto le persone, è selettiva con gli adulti e con i bambini. Ma quando sceglie di fidarsi lo fa senza riserve. Ha un’intelligenza emozionale e sensitiva che nella vita farà la differenza. Io continuerò il viaggio di lettura. Grazie per avercelo donato.
PS “Ora” dalla radice di questa parola greca deriva anche Oracolo: colui che trasmette un sapere da interpretare attraverso la parola.
Per me è il momento di andare a riposare, a te buon lavoro.
Prego cara Chiara, è stato un piacere conoscervi.
Ricevere il tuo commento ha donato gioia alla mia mente.
Quello che scrivi di Ginevra mi tocca profondamente: una bambina che sceglie con cura, che studia le persone prima di aprirsi, porta già dentro di sé una bussola rara.
Quell’intelligenza emozionale che descrivi è un dono che il mondo, oggi più che mai, ha bisogno di incontrare.
E il tuo richiamo a “Oracolo” arriva come un regalo nel regalo: chi accoglie una parola e la interpreta con il cuore, come fai tu leggendo qua e là tra queste pagine, tiene viva la stessa radice la parola che si fa ponte tra chi dona e chi riceve.
Auguro a te, alla piccola meravigliosa Ginevra e ad Alessandro un mondo di bene.
Con affetto paterno,
Massimo