Rubrica del giovedì – www.massimocreati.it
«Beati gli invitati alla cena dell’Agnello»
Una frase che da secoli risuona nelle liturgie, nelle celebrazioni, nei cuori dei fedeli. Eppure, oggi, con cuore aperto e mente lucida, desideriamo fare luce su una parola che spesso viene ripetuta senza essere davvero compresa: Agnello.
La Parola nella Scrittura
Nel Vangelo di Giovanni, leggiamo:
«Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29)
Molti credono che questa frase definisca Gesù come un agnello sacrificale, e in effetti questa immagine è stata radicata nella teologia, nella liturgia e nell’arte cristiana per secoli. Ma è giunto il tempo di interrogarci con maturità spirituale e intellettuale: Gesù è davvero “un agnello”? O è qualcosa di infinitamente più grande?
Gesù non è un Agnello, è il Rivelatore di Dio
Nel prologo di Giovanni troviamo una chiave fondamentale:
«Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.» (Gv 1,18)
Gesù non è venuto per essere sacrificato, ma per rivelare il volto autentico del Padre, che non è un Dio che vuole morte, ma un Dio che è Amore (1Gv 4,8).
L’agnello è un simbolo: rimanda alla Pasqua ebraica, dove il sangue dell’agnello proteggeva i figli d’Israele. Ma Gesù non è un animale simbolico: è la Persona divina incarnata. Non c’è in Lui una persona umana e una persona divina, ma una sola Persona, quella del Figlio, vero Dio e vero uomo. Egli non è una “vittima”, ma il Profeta, il Servo di Dio, colui che parla in nome di Dio, colui che rivela la vera natura divina.
Ermeneutica, non ripetizione
Il termine greco “telia” — che alcuni interpretano come “agnello” — è stato mal tradotto in alcune versioni. Gli studi di ermeneutica più aggiornati ci aiutano a vedere che Gesù è il “servo di Dio” (Isaia 42, 49, 50, 52-53), non l’agnello sacrificale.
Egli è il Servo sofferente non perché Dio abbia voluto la sua sofferenza, ma perché il mondo ha rifiutato la Luce. Ed è proprio in questa resistenza alla luce che si manifesta il “peccato del mondo”, che Gesù toglie rivelando la verità: Dio è amore, non violenza.
Verso una fede matura
Allora, cosa celebriamo davvero nell’Eucaristia quando si dice: “Beati gli invitati alla cena dell’Agnello”?
Celebriamo la rivelazione dell’Amore, non un banchetto sacrificale. Celebriamo la comunione con il Dio che si dona, non con un agnello immolato. È tempo di passare dalla ripetizione liturgica alla comprensione spirituale, dalla devozione cieca alla coscienza illuminata.
(Massimo Creati)
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