C’è una domanda che attraversa i secoli.
Arriva dritta fino a te, oggi, in questo momento in cui scrivo.
È la domanda di un uomo di potere.
Rivolta a un uomo in catene, un istante prima di condannarlo.
«Che cos’è la verità?» (Giovanni 18,38)
Pilato la pronuncia. Si volta, esce, torna alla folla.
Aspetta zero secondi la risposta.
Eppure la risposta era lì. Davanti a lui. In carne e ossa.
Poco prima Gesù gli aveva già detto:
«Io sono venuto per rendere testimonianza alla verità» (Giovanni 18,37)
Pilato cerca una definizione.
Gesù offre una presenza.
La verità è una Persona da accogliere con la vita.
Ecco la prima cosa che voglio dirti oggi.
Gesù vive la verità, prima di spiegarla
Davanti a Pilato, Gesù tiene zero lezioni di filosofia.
Consegna zero trattati.
Rende testimonianza.
E la testimonianza si paga con la vita intera.
A volte, letteralmente, con la vita.
Pensaci: il primo a testimoniarla fino in fondo è stato Lui, Gesù.
Dopo di Lui, generazioni di uomini e donne hanno scelto di essere uccisi piuttosto che tradire quello che avevano incontrato.
Morivano per un’idea astratta? Mai.
Morivano perché avevano toccato con mano una cosa:
La verità, se è vera, si concretizza solo nella testimonianza.
Altrimenti resta parola vuota.
Cos’è dunque questa verità?
Te lo dico con tutta la semplicità che ho:
La verità è l’amore di Dio.
Un attributo tra gli altri? Mai.
Una caratteristica tra tante? Mai.
«Dio è amore» (1 Giovanni 4,8)
San Giovanni lo scrive senza mezzi termini.
Se Dio è amore, allora la verità di Dio la sua essenza più profonda è amore che si dona.
Per questo essere “nella verità” significa una cosa sola: lasciarsi penetrare da questo amore.
E qui viene il punto delicato: viverlo.
Puoi conoscere ogni cosa su Dio e restare comunque fuori dalla verità se quell’amore resta fuori dalla tua carne, dai tuoi gesti, dalle tue scelte di ogni giorno.
Il diamante basta a se stesso
C’è un’immagine che porto nel cuore da tempo.
Il diamante si difende da solo, perché scalfisce ma resta intatto.
Così è Dio.
Dio basta a Se stesso.
Noi, poveri uomini, ci affanniamo spesso a difenderlo, a giustificarlo, ad argomentare in sua vece come se la Verità assoluta avesse bisogno delle nostre povere parole per reggersi in piedi.
Ma la luce ha una sola necessità: entrare. Il buio scompare da solo.
Il tuo compito è uno solo: lasciarti scalfire da Lui.
Lasciare che la sua durezza d’amore incida la tua pietra grezza finché anche tu, un poco, cominci a rifletterlo.
Una luce che nessuno può afferrare del tutto
Arriviamo a un punto centrale. Un punto che, te lo confesso, mi ha sempre dato pace più che angoscia.
La perfezione resta fuori dalla nostra portata.
«Colui che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile» (1 Timoteo 6,16)
San Paolo scrive così di Dio.
Una luce inaccessibile.
Dio si nasconde per capriccio? Mai.
Semplicemente, nessuna creatura può contenere l’infinito in un vaso finito.
L’uomo può esaurire il divino? Impossibile.
E allora la verità umana la tua, quella che vivi giorno per giorno nelle relazioni, nel lavoro, negli affetti è per forza di cose dinamica.
È una statua ferma, da guardare sempre dallo stesso angolo? Mai.
È un cammino.
Anche il modo in cui ami è in continua evoluzione.
L’amore che davi a vent’anni è lo stesso che doni oggi? Mai ed è giusto così.
La luce inaccessibile di Dio continua a scalfirti, a lavorarti, a farti nuovo.
Esiste una verità piccola, tascabile, definitiva, da chiudere in un cassetto? Mai.
Esiste, invece, un’attenzione costante da custodire: restare sempre svegli all’azione dello Spirito, che soffia dove vuole e sfugge a ogni casella.
Lucidare, ogni giorno
Se il diamante è Dio, e la tua vita è la pietra grezza che Lui scalfisce con il suo amore, allora il tuo compito quotidiano è uno solo:
Lucidare.
Lasciarti lucidare dalla Parola, dalla preghiera, dai fratelli che incontri, dalle prove che ti capitano.
Ogni giorno un poco di superficie ruvida se ne va.
Ogni giorno un riflesso in più della Luce che hai accolto.
Diciamolo con franchezza: il vero amore ha bisogno di una purificazione ogni giorno.
Basta amare una volta, con slancio, per dire di aver assolto il compito? Mai.
L’amore, se resta fermo, si appanna. Si copre di polvere. Rischia di diventare abitudine invece che dono.
Per questo ogni giorno serve lucidare il tuo modo di amare: togliere l’egoismo che vi si è depositato, l’orgoglio che vi si è insinuato, la pigrizia che lo ha reso tiepido.
Solo così l’amore resta specchio fedele di quell’Amore più grande da cui proviene.
Mi torna in mente, in questi giorni, un testo che ho riscoperto: la Preghiera Semplice, quella che si apre invocando di diventare strumento di pace.
Sai chi l’ha scritta? Zero prove indicano San Francesco.
La scrisse una mano rimasta anonima, agli inizi del Novecento.
Eppure quanto è vera, quella preghiera, anche senza la firma del Poverello d’Assisi.
È la prova più bella di quello che ti ho detto fin qui: la verità ha bisogno di un nome celebre in calce per essere autentica? Mai.
Ha bisogno solo di una cosa: essere vissuta, incarnata, testimoniata.
Che la scriva un santo o un anonimo, importa poco — se dietro c’è amore vero.
«Dove è odio, ch’io porti l’amore» (Preghiera Semplice)
Ecco: se porti amore dove c’è odio, in quel gesto chiunque tu sia, con o senza nome stai rendendo testimonianza alla verità.
Esattamente come Gesù davanti a Pilato.
Per concludere
Pilato chiese «Che cos’è la verità?» e restò cieco davanti alla risposta che aveva di fronte.
Fai lo stesso errore? Evitalo.
La verità si dimostra a parole? Mai.
Si dona con la vita.
È l’amore di Dio che ti abita.
E chiede solo una cosa: di essere lasciato uscire, di camminare sulle tue gambe, di parlare con la tua voce.
Sarai mai perfetto? Mai.
Toccherai fino in fondo quella luce inaccessibile? Mai.
Ma puoi, ogni giorno, lucidare un poco di più il tuo modo di amare.
E illuminare, anche solo di riflesso, chi ti sta accanto.
Perché la verità, alla fine, sfugge al possesso.
Si vive. E si dona.
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“Amo stare con le persone. Le ascolto. Le aiuto a vedere chiaro”.
Lo faccio con chi sente che è il momento di fermarsi e fare chiarezza.
Il risultato? Escono dall’incontro sapendo dove andare — non perché gliel’ho detto io, ma perché insieme abbiamo trovato quello che loro sapevano già.
Massimo Creati
Riccione, Lì 09 agosto 2026
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