Ci alziamo ogni mattina, spinti da una forza che chiamiamo dovere, e compiamo i gesti di una routine che assomiglia terribilmente a una catena. Ma se ci fermiamo, se ascoltiamo l’eco che ci portiamo dentro, scopriamo una verità scomoda: viviamo a tentoni. Non per scelta, ma per inerzia.

Tentiamo la relazione, tentiamo la carriera, tentiamo di “essere felici” come si tenta un codice di cui non abbiamo la chiave. E in questo perpetuo tentare, in questo vagare nel buio, si annida una seduzione sottile, la più pericolosa: quella di rimanere parcheggiati. È più facile mendicare l’esistenza, aspettare che sia il mondo, la sorte, o qualcun altro a prendere la decisione per noi.

Kairos, il mentore del tempo opportuno, non tollerava questa rassegnazione, vedendola come il rifiuto della nostra più profonda vocazione. Un giorno, seduto sulla cima di un monte roccioso che dominava il mare, mi indicò un sentiero a valle, invisibile nella nebbia.

“Vedi,” mi disse con la sua voce profonda, “il non-protagonismo è la forma più elegante di autosabotaggio”. È la negazione del ‘Tu Sei’ che ti è stato donato. Molti credono che incontrare l’Amore di Dio serva a giustificare il loro rimanere immobili. Usano la scusa che ‘ci penserà la Grazia’ o ‘sarà Lui a risolvere’. È la perversione della Fede. La Grazia, nella sua definizione più alta, è il carburante, non il freno. L’Amore non ci vuole seduti, ma in piedi, perché siamo Emanuele, Dio con noi. La Redenzione non è passiva; chiede un atto di protagonismo come risposta. Nessuno può dire di aver risposto all’Amore se non decide mai nulla nella vita.”

Il Vangelo è chiaro. Quando il cieco Bartimeo grida per la sua guarigione, Gesù gli chiede: «Che cosa vuoi che io ti faccia?» (Mc 10, 51). Nonostante conosca il desiderio, il Signore esige la dichiarazione esplicita, l’atto di Protagonismo di chi non si nasconde. La fatica che sentiamo non è nel cammino, ma nel buttare via il mantello delle scuse che ci copre la vista, rendendoci ciechi alla nostra stessa forza interiore. Il vero ostacolo non è la nebbia esterna, ma la nostra ostinazione a credere che la salvezza debba arrivare per miracolo, senza il nostro primo, coraggioso passo. La domanda è: siamo disposti a essere i protagonisti della nostra storia, co-creatori guidati dall’Amore, o preferiamo essere solo attori non protagonisti nel film degli altri?


Dal Desiderio all’Azione: L’Amore che Rivoluziona la Postura

Abbiamo parlato della coperta della storia, del piacere di lamentarsi e della paura di prendere decisioni. Ma Kairos non chiede l’impossibile, non chiede il miracolo della guarigione improvvisa, bensì il miracolo della trasformazione della postura, che avviene quando accettiamo l’Amore incondizionato che ci è offerto.

Se torni a casa dopo aver letto queste parole, potresti trovare la stessa realtà che hai lasciato. La tua malattia, il tuo debito, la tua crisi potrebbero essere ancora lì. Il mondo fuori non è cambiato.

Sei tu che non sei più lo stesso.

Questa è la rivoluzione del Protagonismo, radicata nella Fedeltà all’Amore che ti ha chiamato all’esistenza. Non è promettere che la vita sarà facile, ma assicurare che la tua posizione davanti alla realtà sarà diversa. Hai smesso di nasconderti. Hai buttato via il mantello e, adesso che sei in piedi, la presenza del tuo vero Sé (rispecchiando l’immagine di Dio in te) può finalmente diventare una visione chiara, e non più solo una sensazione vaga.

Kairos ci lascia con tre sentieri da percorrere ora, passi concreti per rispondere a questo Amore:

  1. Gridare l’Autenticità nel Dialogo: Nomina ad alta voce (anche solo nel tuo cuore, nella preghiera) la verità della tua infelicità o del tuo desiderio. Questo grido, come quello di Bartimeo, non è lamentela, ma l’atto sincero di chi si affida. L’Amore di Dio risponde alla sincerità, non alla forma perfetta.

  2. La Fedeltà all’Azione: Non cercare la sensazione positiva che ti conferma di aver fatto bene. Cerca la fedeltà all’azione intrapresa, anche quando fa male e sembra inutile. L’unica cosa che ci salva, come atto umano, è la fedeltà alla tua decisione di non tradire la tua Vocazione.

  3. Abbandonare l’Egitto Mentale: Smetti di usare il tuo passato (il tuo ‘Egitto’) come unica giustificazione per il tuo presente. La storia non è una scusa, perché l’Amore di Dio rinnova ogni cosa; essa deve diventare la piattaforma da cui spiccare il salto, guardando avanti con la speranza che Egli ci ha donato.

Il Protagonismo non è la promessa di una vita senza difficoltà, ma la garanzia che non sarai più un mendicante dell’esistenza. Sarai in piedi, saldo nell’Amore. Adesso, guarda negli occhi la tua vita e dille: “Che cosa vuoi che io faccia?”