C’è un podcast.
C’è un allenatore, Julio Velasco, che di sport e di persone ne ha capito più di chiunque altro.
E ci sono parole che, ascoltate bene, non parlano solo di sport.
Parlano di figli.
Parlano di genitori.
Parlano di come si cresce una persona, non un risultato.
Ho preso quegli appunti e li ho fatti decantare nel cuore. Ecco cosa ne è uscito.
Ai genitori
Non chiamarlo “campione”
Un bambino in campo.
Un genitore che grida: “Dai, campione!”
Sembra amore. A volte è una condanna.
Perché quel bambino, dentro, capisce una cosa terribile: se non divento un campione, non vado bene così.
L’affetto non può avere una clausola di rendimento. Mai.
Non caricarlo della tua ansia
Quante volte è il genitore a tremare, non il figlio.
Vive lo sport del figlio come fosse il proprio fallimento personale.
E senza accorgersene, gli mette sulle spalle un peso che non è suo.
Su mille ragazzi, forse uno arriva al professionismo. Costruire un’identità su quella possibilità è costruire sulla sabbia.
Essere coerenti, sempre
I figli non ascoltano le tue parole.
Guardano i tuoi gesti.
E quando la regola che imponi non vale per te, lo sanno. Lo vedono subito.
Da quel momento, smettono di darti retta. Non per ribellione. Per logica.
Educare all’autonomia
Velasco racconta di sua madre.
Da piccolo, con i problemi di scuola o di vita, lo lasciava arrangiarsi.
Da lì è nata la sua forza di volontà.
Il compito vero di un genitore, come di un allenatore, è uno solo:
preparare qualcuno a camminare senza di te.
Ai giovani
Scegli ciò che ami, non ciò che vince
Non inseguire l’illusione di essere il numero uno.
Cerca ciò che ami davvero, e in cui sei bravo.
Se riesci a farne un lavoro, hai vinto già. Anche senza un trofeo.
La vita non è un campionato
Non è una scala dove vince solo chi arriva in cima.
Si può giocare per il piacere di giocare.
Si può suonare il piano per la gioia di suonarlo, senza diventare un concertista.
Non sei obbligato a vincere per avere il diritto di esistere bene.
Sbagliare non ti rende un fallito
Pensate a Roberto Baggio.
Un rigore sbagliato, davanti al mondo intero.
Eppure resta uno dei più grandi miti dello sport.
L’errore non è la fine della storia. È parte della storia.
Concedersi il riposo
Allenarsi ogni giorno, senza un giorno libero, sembra dedizione.
È in realtà una trappola.
Il cervello, sottoposto a un carico continuo, si difende. E spegne l’entusiasmo.
Riposare non è arrendersi. È la condizione perché la passione resti viva.
Quello che resta
Non servono campioni in casa.
Servono persone capaci di amare ciò che fanno, di sbagliare senza crollare, di fermarsi quando serve.
E servono adulti coerenti, che sanno mollare la mano al momento giusto.
Perché alla fine, il vero campionato è uno solo: diventare ciò che si è, senza paura di chi giudica dal bordo campo.
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Aiuto le persone a leggere quello che hanno già dentro.
Lo faccio con chi sente che è il momento di fermarsi e fare chiarezza.
Il risultato? Escono dall’incontro sapendo dove andare — non perché gliel’ho detto io, ma perché insieme abbiamo trovato quello che loro sapevano già.
Massimo Creati
Riccione, Lì 5 Luglio 2026
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La pura realtà ,bellissima riflessione che la maggior parte dei genitori dovrebbero capire. Non solo nel calcio,stiamo crescendo giovani insicuri,immaturi e soprattutto privi di sogni e di ambizioni.
Ricevere il tuo complimento e il tuo prezioso pensiero ha donato gioia alla mia mente caro Giuseppe. Buona domenica con immenso affetto.