Vivere con le Parole – Giovedì 21 agosto 2025
Una Parola, una Luce – Bibbia e Spirito
Una parola scelta, approfondita, incarnata.
Non teoria, ma esperienza.
“Ruminare, accogliere, trasformare in vita.”
di Massimo Creati
In occasione oggi del mio 60° compleanno ho scelto una parola che non smette mai di interrogarmi: Amore.
Durante un dialogo fraterno con la meravigliosa sorella in Cristo Anna, lei mi ha confidato:
“Caro Massimo, io non ho ancora compreso bene il significato della parola amore.”
Quella frase è stata per me come una scintilla: quante volte usiamo questa parola? Quante volte la svuotiamo, la confondiamo, la riduciamo a emozione passeggera o, peggio ancora, a possesso o desiderio?
Eppure, l’amore è la parola più inflazionata e più urgente da riscoprire.
San Paolo, nella Prima lettera ai Corinzi (cap. 13), ci offre il volto autentico dell’amore:
“L’amore è paziente, è benigno; non è invidioso, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio. (…) L’amore non avrà mai fine.”
Qui Paolo non parla di teoria astratta. Parla di agàpe: un amore che non si chiude nell’emozione, ma si apre al dono, al perdono, al rispetto, alla cura.
Un amore che nasce dalla sorgente cristiana, perché solo lì l’amore non si corrompe. Tutte le altre forme, se non si radicano in Cristo, rischiano di diventare ombre, maschere o manipolazioni.
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L’amore per se stessi: senza accoglierci e rispettarci, non possiamo donare nulla agli altri.
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L’amore coniugale: unico e irripetibile, intimo e totale, tra marito e moglie.
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L’amore per i figli: fatto di affetto, protezione e dedizione.
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L’amore verso il prossimo: cortesia, rispetto, delicatezza.
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L’amore per la verità: la ricerca sincera, senza strumentalizzazioni.
L’amore non è mai possesso, non è mai solo emozione, e non può essere ridotto al semplice atto sessuale. L’amore vero è progetto e pienezza di vita.
Molti parlano del “progetto di amore di Dio”. Ma fermiamoci un attimo:
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C’è qualcuno che abbia mai visto Dio?
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C’è qualcuno che abbia dialogato direttamente con Lui?
La verità è che il progetto di Dio siamo noi.
Non esiste un piano astratto da decifrare: siamo noi, con la nostra vita, con i doni che ci sono stati affidati, a essere la realizzazione del suo amore.
Un antico testo anonimo lo ricorda con parole vibranti:
**“Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani
per fare il Suo lavoro oggi.Cristo non ha piedi, ha soltanto i nostri piedi
per guidare gli uomini sui Suoi sentieri.Cristo non ha labbra, ha soltanto le nostre labbra
per raccontare di Sé agli uomini di oggi.Cristo non ha mezzi, ha soltanto il nostro aiuto
per condurre gli uomini a Sé.”**
Chi guarda le nostre mani, i nostri gesti, le nostre scelte quotidiane, deve poter intravedere il riflesso del suo Amore.
Ecco perché non si tratta di “doverci comportare bene”: chi conosce Dio, chi vive immerso nel suo amore, agisce in armonia con Lui per natura, non per obbligo.
In ebraico esiste una parola preziosa: Neshamah.
È il soffio che Dio ha donato all’uomo, ed è ciò che ci rende unici tra tutte le creature: autocoscienza, introspezione, la capacità di giudicare noi stessi. È il seme divino che ci permette di dialogare con Lui.
Noi siamo figli di Dio adottati e, a sua volta, Lui ha immesso in noi la Neshamah.
Per questo possiamo dialogare con Lui.
La Neshamah ce l’ha solo Dio e l’essere umano, che è maschio e femmina.
Se viviamo questa consapevolezza, l’amore diventa la nostra forma di vita naturale. Non per sforzo, ma per identità.
Amare, allora, significa riconoscere in sé e negli altri il riflesso del progetto di Dio, con umiltà, coscienza e gratitudine.
Ringrazio di cuore la sorella in Cristo Anna, che con una semplice domanda ha acceso in me la ricerca di oggi.
Il suo desiderio di capire l’amore è divenuto occasione di discernimento non solo per me, ma – spero – anche per te che leggi queste righe.
L’amore è la nostra origine, il nostro cammino e il nostro destino.
Viviamolo, non solo parliamone.
In cammino con te, nella luce.
Massimo
(Fratello in Cristo e compagno di luce)
Ps: Dedica d’amore
Dedico questo discernimento alle mie tre figlie meravigliose: Duilia, Rachele e Micol.
Che queste parole possano accompagnarvi come un ricordo vivo e prezioso lungo tutta la vostra vita.
Con amore profondo,
Papà.
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