Ieri mattina mi sono fermato su un testo di Joseph Ratzinger.

Poche righe.

Eppure dicono quello che scriviamo insieme da mesi.

Essere uomo significa stare nella relazione.

Nell’amore. Nel dare. Nel ricevere.

Poi arriva una frase che pesa come una pietra:

“Il peccato è negazione della relazione, perché vuol fare dell’uomo Dio.” — Joseph Ratzinger/Benedetto XVI

Non è la trasgressione di una regola.

È la relazione che si spezza.

E quando si spezza, non resta chiusa in te.

Tocca anche l’altro. Trasforma il mondo intorno.

Ecco il punto che mi ha fermato di più.

Tu nasci già dentro un mondo di relazioni ferite.

Non le scegli. Le trovi così.

Cresci in un intreccio dove i legami sono già storti, e per questo fatichi a viverli come dovrebbero essere.

Non è colpa tua l’inizio.

Ma diventa tua la responsabilità della cura.

Qui Ratzinger tocca qualcosa di essenziale: da soli non ci si salva.

Perché il difetto profondo dell’esistenza è sempre lo stesso: volere solo sé stessi.

Redimersi significa smettere di voler essere Dio.

Rinunciare all’illusione di bastare a sé stessi.

Torniamo liberi solo quando accogliamo le relazioni giuste.

E qui arriva la parte più bella del testo.

Le relazioni tra noi dipendono da un ordine che si è rotto all’origine.

Per questo solo Chi ha creato può ricreare.

Solo Chi si è allontanato può tornare a tendere la mano.

Si è redenti solo quando si è amati.

Penso a quante volte confondiamo la libertà con l’autosufficienza.

Quante volte crediamo di guarire da soli, chiudendoci ancora di più.

La verità che Ratzinger racconta è più semplice e più esigente insieme: guarisci quando torni in relazione.

Con Dio. Con l’altro. Con te stesso.

Oggi guarda le tue relazioni.

Quelle che porti avanti da anni, quelle appena nate, quelle che fatichi a chiamare per nome.

Chiediti dove la relazione è viva, e dove aspetta solo che tu tenda la mano.

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Fonte: Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, “In principio Dio creò il cielo e la terra.” Riflessioni sulla creazione e il peccato, Lindau, Torino 2006.

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“Amo stare con le persone. Le ascolto. Le aiuto a vedere chiaro”.

Lo faccio con chi sente che è il momento di fermarsi e fare chiarezza.

Il risultato? Escono dall’incontro sapendo dove andare non perché gliel’ho detto io, ma perché insieme abbiamo trovato quello che loro sapevano già.

Massimo Creati

Riccione, Lì 25 agosto 2026

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