Ogni volta che, durante la Messa, sentiamo proclamare: “Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello” (Ap 19,9), ci sentiamo parte di qualcosa di grandioso. Ma cosa intendiamo davvero? Siamo sicuri che questa espressione sia usata in modo corretto nel contesto eucaristico? O forse è necessaria una luce nuova per comprendere a fondo questo annuncio?

La Cena del Signore e il Banchetto dell’Agnello

C’è una differenza fondamentale tra la cena del Signore, che è storica, terrena, condivisa con i più deboli e presieduta da Gesù durante il suo ministero terreno, e il banchetto di nozze dell’Agnello, evento escatologico, eterno, che segna l’ingresso definitivo nella contemplazione piena di Dio.

La confusione liturgica

Spesso nella liturgia eucaristica si utilizza Ap 19,9 come se coincidesse con la celebrazione attuale della Messa. In realtà, secondo la teologia dogmatica e la corretta esegesi, il versetto si riferisce alla beatitudine eterna di coloro che hanno perseverato nell’alleanza con Cristo. La frase più precisa per la celebrazione terrena è: “Beati gli invitati alla cena del Signore”.

Sangue come vita – Ratzinger

Joseph Ratzinger insegna che il sangue, nella Bibbia, significa “vita donata”. Chi partecipa veramente alla Cena del Signore con fede viva, nella logica del dono totale, entra nel mistero della vita offerta, e sarà chiamato un giorno al Banchetto dell’Agnello.

Conclusione

Partecipare all’Eucaristia è un anticipo del cielo, ma il banchetto escatologico sarà vissuto solo da chi oggi sceglie di vivere con Cristo, in Cristo e per Cristo. Solo questi sono scritti nel Libro della Vita.

Massimo Creati