Un messaggio per questo tempo di passaggio — con verità, con preghiera, con speranza.

Pasqua. In ebraico Pesach: passaggio. Non una festa. Non un’occasione. Un attraversamento. Ogni anno siamo chiamati a passare — da qualcosa a qualcosa. Da dove siamo a dove Dio ci chiama ad essere.

Ma quest’anno — forse più di ogni altro — mi fermo su una domanda scomoda:

Cosa abbiamo fatto della pace che ci è stata donata?

Gesù, nella notte in cui veniva tradito, disse parole che nessun imperatore ha mai pronunciato e nessun trattato internazionale ha mai saputo garantire:

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.” — Gv 14,27

Non è una pace fragile, negoziata, firmata e poi violata. È una pace donata. Gratuita. Totale. Eppure — ogni giorno, in ogni angolo del mondo — la rifiutiamo. La barattiamo con la paura. Con il potere. Con l’orgoglio.

E così, in questo tempo pasquale, la prima preghiera non è di ringraziamento. È di perdono.

Preghiera

“Signore,

Ti chiediamo perdono per la pace che Tu ci hai donato
e che noi, ogni giorno, continuiamo a rifiutare.

Ti chiediamo perdono per averTi crocifisso —
e per il fatto che continuiamo a crocifiggerti
nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle.

Nei bambini, che non hanno scelto nessuna guerra
e ne pagano il prezzo con la vita.

Nelle donne, che portano il peso di violenze
che nessuna ideologia può giustificare.

In tutte le persone inermi che in questo momento
vivono sotto il terrore delle bombe,
sotto il giogo di tiranni che si arrogano il diritto
di agire in nome di Dio e per il bene dell’umanità —
bestemmia tra le più grandi che l’uomo possa pronunciare. Amen.”

Ratzinger ricordava che la fede cristiana non è una dottrina astratta: è un incontro con una Persona. E quella Persona — Gesù Cristo — ha scelto di morire non per dividere l’umanità in buoni e cattivi, ma per ricongiungerla. Tutta. Nessuno escluso.

Aldilà delle religioni, delle bandiere, delle frontiere: siamo tutti figli. Siamo tutti fratelli. Non è un’utopia sentimentale. È la verità più rivoluzionaria che la storia abbia mai conosciuto.

Quindi questa Pasqua — questo passaggio — ha un nome preciso per me:

Intenzione

“Signore,

fa’ che in me avvenga la Tua Pasqua.

Che io passi dalla chiusura all’apertura.
Dal giudizio alla misericordia.
Dalla paura alla fiducia.

E fa’ che questa Pasqua non resti dentro di me —
ma si allarghi, si dilati, raggiunga ogni cuore:

Che l’umanità cessi tutte le guerre
e passi alla fraternità mondiale.

Perché aldilà delle religioni, delle culture, delle storie —
siamo tutti fratelli.
E Tu, Signore, lo sai da sempre.

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Buona Pasqua.

Che questo tempo di passaggio porti in te luce vera, pace autentica e la gioia di sentirti amato/a — esattamente come sei.

Molti auguri a te e ai tuoi cari,

Massimo.

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