Mia figlia Duilia, nei giorni scorsi, ha condiviso un pensiero che mi ha commosso.
L’ha condiviso per il suo lavoro.
Ma parla a tutti noi.
Racconta una scena che conosciamo bene.
Apri qualcosa di nuovo.
Gli amici ti dicono che sei bravissimo.
Poi vanno a prendere il caffè nel bar accanto.
Nel frattempo, uno sconosciuto guida venti minuti per venire da te.
E magari il caffè non lo beve nemmeno.
Non è una storia di bar.
È una storia di fiducia.
Ci aspettiamo che chi ci vuole bene sia il primo a sostenerci.
A condividere quello che facciamo.
A fare il tifo, ad alta voce.
Poi mettiamo qualcosa nel mondo.
E chi non ci conosce si ferma a guardare.
Chi ci conosce da sempre, a volte, passa oltre.
All’inizio, ci si rimane male.
Chi ti conosce da sempre fa più fatica a vederti diverso da come ti ha sempre visto.
Per chi ti ha visto crescere resti sempre lo stesso.
L’amico. Il collega. Il compagno di scuola.
Non il professionista.
Non il punto di riferimento.
E va bene così.
Perché il tuo obiettivo non è convincere chi ti conosce già.
È raggiungere chi ha bisogno di quello che sai fare.
Le persone che cambieranno la tua vita, molto spesso, non le hai ancora incontrate.
Per questo il tuo valore non si misura dal numero di chi ti conosce e applaude.
Si misura dall’impatto che riesci a generare.
A volte, uno sconosciuto crede in te prima di chi ti accompagna da una vita.
Io lo vedo ogni giorno, in questo cammino di ascolto e di accompagnamento.
Busso a porte nuove, il cuore in mano.
Le persone che trovo, spesso, non le conoscevo il giorno prima.
E proprio lì, in quell’incontro nuovo, si apre qualcosa di vero.
A volte non serve cambiare se stessi.
Basta cambiare dove stai.
Lì ritrovi le tue virtù.
Lì impari a donarle a chi ne ha bisogno.
Tu, se stai costruendo qualcosa oggi, non aspettare il permesso di chi ti ha sempre visto in un modo solo.
Cammina verso chi ha bisogno di te.
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“Amo stare con le persone. Le ascolto. Le aiuto a vedere chiaro”.
Lo faccio con chi sente che è il momento di fermarsi e fare chiarezza.
Il risultato? Escono dall’incontro sapendo dove andare — non perché gliel’ho detto io, ma perché insieme abbiamo trovato quello che loro sapevano già.
Massimo Creati
Riccione, Lì 11 agosto 2026
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